RECENSIONE “LE VOSTRE ZONE ERRONEE” -Wayne W.Dyer

Parto subito dicendo che se sei un appassionato di libri di crescita personale non puoi non leggere il libro di Wayne W.Dyer Le vostre zone erronee.

Leggendo queste pagine rimarrai piacevolmente sorpreso di scoprire che potresti essere stato proprio tu a spingere lontano da te la felicità perché troppo impegnato a guardare nella direzione sbagliata. L’autore del libro già dalle prime pagine ci fa notare che non siamo quasi mai padroni di noi stessi, in particolare delle nostre emozioni. Troppo spesso buttiamo la colpa su qualcuno all’infuori di noi e ci convinciamo che la felicità è qualcosa fuori dal nostro controllo: è sempre stato l’altro a farci arrabbiare, a rattristarci, a farci piangere, a farci sentire in imbarazzo, a farci sentire fuori posto…. Ma è veramente così? E se invece fosse stata una nostra scelta? E se anziché scegliere queste emozioni negative di fronte ad atteggiamenti spiacevoli dell’altro scegliessimo comunque di preservare la nostra serenità interiore andando contro le reazioni meccaniche che semplicemente abbiamo appreso dall’ambiente in cui siamo cresciuti?

 Altro importante punto: l’aspetto fisico. Ci hanno cresciuti con l’idea che la felicità corrispondesse necessariamente a un corpo magro, tonico e in forma, a un bel viso, una pelle liscia e dei capelli luminosi, bé c’è una buona notizia, puoi essere felice anche accettando totalmente il tuo corpo e il tuo viso. L’autore conferma che l’amore per se stessi sia fondamentale per poter vivere una vita pienamente appagante, ma troppo spesso ci dimentichiamo di noi cercando costantemente l’approvazione altrui, e se ciò non arriva ci sentiamo frustrati e delusi rimandando ancora una volta la felicità a un futuro prossimo anziché assaporarne nel momento presente.

Già ed è proprio al momento presente che fa riferimento l’autore, perché puoi essere veramente felice solo quando vivi nel qui e ora anziché ripensare a momenti che sono ormai passati o a fare programmi per il futuro che magari potrebbero prendere una piega completamente diversa. Quanti momenti ci perdiamo evitandoci di vivere pienamente il presente?

Un altro punto dolente che l’autore tocca è un emozione che ci è stata chiaramente inculcata dalla società: il senso di colpa. Ci sentiamo spesso in colpa per mancanze, errori passati, cose che avremmo dovuto fare, esperienze che avremmo voluto vivere, persone con cui magari non abbiamo più un rapporto. Bé sappiate che siamo tutti essere umani e ogni essere umano per natura commette degli errori, il punto è che non possiamo flagellarci per qualcosa fatta o non fatta in passato, anche se ciò può avere avuto delle conseguenze che magari ancora oggi ci portiamo dietro, ma anche qui abbiamo libertà di scelta: possiamo tranquillamente scegliere di imparare dagli errori passati ma imparare a lasciarli andare e non portarceli dietro come macigni costringendoci a un perenne e malinconico stato emotivo.

 Altro argomento affrontato da Dyer è la paura dell’ignoto: troppe volte restiamo fermi nella nostra zona di comfort per paura di affrontare nuove esperienze, e magari questa zona di comfort ci costringe a una vita grigia, triste e piatta, ma non abbiamo il coraggio di lasciarla andare perché ormai la conosciamo, ci sentiamo protetti e al sicuro.

 Sappiate che tutti hanno paura di qualcosa, è normale, ma coloro che hanno scelto di cambiare la loro vita hanno semplicemente deciso di conviverci senza però lasciare che prendesse il sopravvento e plasmasse la loro vita. Leggendo questo libro potremmo ben riflettere sul fatto che sono tante le esperienze che ci perdiamo per paura che il diverso corrisponda necessariamente a qualcosa di negativo, quando invece potremmo scoprire che operare dei cambiamenti piccoli o grandi che siano, nelle nostre vite potrebbe portarci a sciogliere dentro di noi quella rigidezza che ci portiamo dietro da sempre e farci sentire più vivi e più liberi, anziché conformarci a degli schemi prestabiliti.

Dietro l’indecisione di cambiare vi è nascosta la paura del fallimento e del giudizio altrui, perché si sa che quest’ultimo influisce tantissimo sulla nostra vita, e propri dagli altri che ci facciamo convincere su cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, senza pensare che questa rigida divisione può solo apportare infelicità se per via di esso ci priviamo di operare scelte che potrebbero invece apportare benessere alla nostra vita oppure ci costringiamo a fare cose in cui non crediamo o che non condividiamo totalmente solo perché sono approvate dalla maggioranza.

Un altro tassello molto importante nel quale ci soffermiamo spesso è il senso di giustizia. Tutti i giorni perdiamo il nostro tempo in lamentele inutili riguardo al senso di giustizia, decidiamo dentro di noi cosa è giusto e cosa no e facciamo la conta delle ingiustizie subite. Ma anziché perderci in inutili schemi dovremmo pensare a cosa noi vorremmo essere, a cosa noi vorremmo fare nella nostra vita e smettere di curarci di cosa l’altro vuole o fa. Dovremmo accettare che gli altri continueranno a fare le cose a modo loro e non come noi vorremmo che fossero fatte.

Altra cosa importante da fare per imparare a padroneggiare la propria vita: dichiarare indipendenza. Sono diversi gli aspetti della nostra vita in cui sarebbe opportuno diventare indipendenti, primo fra tutti: la famiglia. Vi è un età in cui è necessario staccarsi dai propri familiari e imparare a cavarsela da soli, non parlo di rompere i rapporti ma semplicemente di saper prendere da soli delle decisioni, ritagliarsi i propri spazi, evitare di condividere ciò che riguarda la propria sfera privata. Ovviamente è importante mantenere la propria identità anche dopo il matrimonio, perché dipendere dal proprio coniuge, lasciando che quest’ultimo ci imponga le sue decisioni, pretenda che le sue richieste vengano obbligatoriamente soddisfatte impartendoci degli ordini senza neppure voler conoscere il nostro parere al riguardo, inveisca contro di noi o ci manchi di rispetto significherebbe dare a un’altra persona più amore che a noi stessi, metterci da parte in un angolino, annullarci, non rispettare il nostro valore. 

Alla fine del libro Dyer descrive il ritratto di una persona che ha eliminato le sue <<zone erronee>>, parla del fatto che la nostra felicità dipende esclusivamente da noi, è una nostra scelta e la dobbiamo affermare tutti i giorni andando a eliminare quei comportamenti che la tengono lontano. Le persone che hanno scelto questa via, non si chiedono cosa sia più giusto fare ma fanno semplicemente ciò che vogliono fare, costruiscono mattone per mattone la loro vita nel rispetto del prossimo ma conformandosi solo a un loro sentire interiore anziché ad azioni convenzionali. Non si paragonano agli altri ma si soffermano sulla propria crescita personale provando a scavalcare i propri limiti. Queste persone non temono l’ignoto, ma si aprono a nuove esperienze senza paura di sbagliare, hanno scelto di essere indipendenti, di ritagliarsi i loro spazi, riescono a costruire buoni rapporti col prossimo poiché non si fanno trasportare da sentimenti come l’ira o l’invidia, e infine non perdono il loro tempo in inutili piagnistei, ma sanno che la vita è fatta di alti e bassi, e dopo una caduta si rialzano a vanno avanti.

Leggere questo libro mi ha aperto un mondo, in quanto anche io ho sempre dato alle circostanze esterne il potere di rendermi felice o al contrario infelice e soprattutto ho operato molte mie scelte in funzione del giudizio altrui, mettendo in un angolino quella vocina che mi chiedeva spesso di ribellarmi a percorsi di vita che non erano mossi da un mio sentire interiore ma dettati unicamente dalla famiglia, dagli amici, dalle istituzioni, dalla società.      

Tutti i giorni ci bombardano con la precisa idea di cosa sia “giusto” e cosa non lo sia, e perciò non ci siamo mai nemmeno chiesti se quel “giusto” lo fosse veramente anche per noi. 

A ricordarci che invece abbiamo sempre una scelta vi è questo bellissimo libro. Essere veramente liberi significa essere padroni di se stessi in ogni circostanza, sono io che scelgo quale emozione provare, non l’emozione che travolge me, sono io che mi dedico anima e corpo a costruire la vita che mi piace, non sono le circostanze esterne che decidono il mio destino, sono io che scelgo di amarmi e accettarmi per quello/a che sono sia fisicamente che caratterialmente, non la società che mi dice che posso “andare bene” oppure, che forse dovrei portare la taglia 38, che dovrei vestirmi in un certo modo per essere alla “moda”.  Sono io che scelgo cosa fare, chi essere, dove andare, in cosa credere, in qualunque ambito della mia vita, non gli altri che mi impongono prepotentemente le loro decisioni e le loro convinzioni.   

Ogni giorno vi sono trappole che insidiano il nostro benessere ma se ci apriamo a un nuovo modo di essere perciò liberi dalle nostre “zone erronee”, potremmo vivere una vita totalmente diversa.

Leave a Reply